GESMUNDO ORDINA L’ASSALTO ALLA CIA. PAROLA D’ORDINE: NON FARE PRIGIONIERI!

C’è una temibile armata pronta a muovere per le campagne italiane,  un feroce esercito chiamato dal loro unico capo ad obbedire ad un solo e preciso comando: espugnare ogni cascina, ogni casolare, estirpando qualsiasi pensiero che non sia quello targato Coldiretti.

L’ordine di ingaggio al quale ciascun soldato di questo esercito è tenuto a rispondere non è quello di convincere, ma di “portare a casa”, alla stregua di prede, quegli imprenditori agricoli che si ostinano a non aderire al pensiero unico di Coldiretti.

L’unità della rappresentanza del mondo agricolo: per qualcuno è un obiettivo, magari non immediato, indubbiamente faticoso da realizzare, ma sicuramente necessario per il bene del settore. Per il signor diecimilioni (il totale degli emolumenti di 11 anni da direttore Coldiretti del signor Vincenzo Gesmundo – fonte “L’espresso”) l’unità della rappresentanza del mondo agricolo esiste già da tempo, e si chiama Coldiretti.

 

Ciò che mi spinge a scrivere queste amare considerazioni è un documento interno di tale organizzazione a firma del presidente e del direttore nazionale, indirizzato a tutti i presidenti e direttori provinciali che, prendendo spunto da uno dei tanti argomenti rispetto ai quali Cia manifesta l’ardire di esprimere una posizione diversa dal loro pensiero unico (la questione, nella fattispecie, era quella dell’etichettatura dei prodotti agroalimentari, ma questo poco conta) così conclude: “Crediamo che sia venuto il momento di orientare una quota parte del nostro lavoro – in termini economici, organizzativi e politico/sindacali – all’obbiettivo di allargare la nostra presenza fra gli iscritti CIA. Serve che andiamo presso le loro migliori aziende informandole e portandocele a casa.

Come spesso accade nei fuori onda televisivi, trattandosi di un documento interno e pertanto, almeno nelle intenzioni dei firmatari, riservato, il tono del messaggio ci dice molto di quale sia la concezione che questi dirigenti hanno dei nostri imprenditori agricoli: vere e proprie prede di guerra da “portare a casa”.

 

E se questo è l’ordine di ingaggio che dalla sede nazionale Coldiretti  arriva ai dirigenti locali, la risposta di questi non può, ovviamente, distinguersi per toni e contenuti da ciò che il comandante supremo impone. 

A segnalarmi uno dei, purtroppo, tanti episodi di tale acquiescente tracotanza, che troviamo nella newsletter Coldiretti Lago e Valli dello scorso gennaio, è l’amico Giuliano Bossi, mio omologo, direttore di Confagricoltura Varese.

L’episodio riguarda la ben nota circolare di Agenzia delle Dogane di alcuni mesi or sono, la quale escludeva l’uso dei terreni condotti sotto forma di comodato verbale ai fini della richiesta del gasolio agricolo ad accisa agevolata. La vicenda, com’è noto, alla fine finiva bene “grazie alla battaglia combattuta da Coldiretti – dalla sola Coldiretti –“: questo, almeno, quanto riporta la velina dei nostri concorrenti.

La realtà dei fatti, ovviamente, è ben diversa, tanto che la stessa Coldiretti,  in questo caso la sezione di Brescia, nel commentare la positiva evoluzione del problema, in un suo comunicato, afferma che “Da una proposta anche di Coldiretti… dall’Agenzia delle Dogane arriva il via libera ai comodati verbali per il gasolio agricolo”. 

La verità, a dirla fino in fondo, è che il ritiro della circolare dell’Agenzia delle Dogane è il risultato di un’azione congiunta che tutte le organizzazioni professionali agricole, nessuna esclusa, hanno attuato presso le competenti sedi, sia a livello nazionale che locale[1],  esercitando le dovute pressioni affinché fosse possibile continuare a far valere i contratti di comodato verbale.

 

Sia comunque di chi sia il merito, resta il fatto che risultati come quelli citati dovrebbero, nel momento in cui giungono, essere annunciati per quello che sono, ovvero come buone notizie da dare all’intero settore, fuori da qualsiasi inutile (e, oserei dire, ignobile) polemica; notizie che dovrebbero spronare le rappresentanze del settore verso una utile unità di intenti e di azione, perché è solo in quest’ottica che possiamo contribuire a realizzare le necessarie condizioni per lo sviluppo della nostra agricoltura.

 

Nell’attesa (temo purtroppo vana) che tale consapevolezza venga fatta propria anche dal signor Gesmundo e dai suoi militanti, sarà il caso di prepararsi per il preannunciato assedio, magari anche affilando quei forconi di cui, malgrado lo sviluppo della meccanizzazione, sono certo ogni buon agricoltore dispone.

 

 



[1] E se, nel caso specifico, un particolare merito è da assegnare per la positiva soluzione del problema, questo, a onor del vero, andrebbe ascritto al senatore varesino Candiani (Lega), la cui iniziativa non parte certo da un input di Coldiretti.

 

 

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